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Gli auguri di Pasqua di Mons. Favale

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Nell’approssimarsi della Pasqua, non si è fatto attendere il messaggio augurale di Mons. Giuseppe Favale, vescovo della diocesi di Conversano-Monopoli, indirizzato ai fedeli tramite il bollettino diocesano “Impegno”. Lo riportiamo di seguito:

UNA PASQUA DI SGUARDI

Il giorno di Pasqua, l’evangelista Giovanni ci presenta Maria di Magdala, seduta nei pressi del sepolcro, in lacrime per la scomparsa del corpo del Maestro. Nel dialogo con l’uomo che credeva essere il custode del giardino, a un certo punto la donna, sentendosi chiamata per nome, riconosce la voce di Gesù: «Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” - che significa: “Maestro!”.  Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre”» (Gv 20,16-17).

Proprio la Maddalena, la donna che, divenuta discepola del Signore, lo aveva seguito dappertutto e, noncurante dei divieti dell’autorità, aveva raggiunto il sepolcro per compiere quanto previsto dalla legge e dal rispetto per i defunti, una volta scoperto che il suo Maestro e Signore aveva vinto la morte, deve trattenere la sua gioia: non può toccarlo, non può abbracciarlo, ma può solo incrociare il suo sguardo e ammirare il suo volto risorto e vittorioso sul male e sulla morte.

Sarà difficile per noi vivere la festa di Pasqua, la festa più importante e bella per noi cristiani, senza toccare, senza toccarci. Non potremo vivere, come negli altri anni, le tanto attese celebrazioni liturgiche e non potremo nutrirci del Sacramento pasquale per eccellenza che è l’Eucarestia. Non potremo lavare i piedi durante la messa in coena Domini, non potremo baciare la croce nella celebrazione della Passione del Signore, non potremo essere aspersi con l’acqua benedetta nella santa Veglia pasquale. Ci mancheranno anche gli abbracci augurali, le riunioni di famiglia, i lunghi pranzi delle nostre tradizioni meridionali.

Certamente soffriremo per l’assenza delle Liturgie e dei gesti dell’amicizia, però convinciamoci che non sarà assente il Risorto in mezzo a noi. Non può mancare all’appuntamento, lui che ha promesso: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Coltiviamo piuttosto la gioia di scorgere la sua presenza nelle “liturgie domestiche”, che saremo chiamati a vivere in quei giorni. Alla luce di questa presenza certa, mi permetto di suggerire una liturgia del quotidiano che potremmo vivere nelle nostre case.

Solitamente, quando un uomo perde la funzionalità di uno dei sensi (vista, udito, gusto, tatto, olfatto), stimola e perfeziona gli altri. Ci mancherà il tatto, così come mancò a Maria Maddalena il giorno di Pasqua, ma potremo, per esempio rafforzare lo sguardo.

Sarà una Pasqua nella quale potremo guardare con occhi amorevoli le persone a noi più care e dalle quali, spesso, la frenesia giornaliera ci rende distanti. Guardarli per entrare nel loro cuore, comprendere le loro gioie, lenire i loro dolori.

Sarà una Pasqua nella quale potremo guardare con occhi attenti coloro che vivono nella sofferenza e nel bisogno. Se c’è qualcosa che questa pandemia ci ha insegnato è che siamo noi lo straniero, noi il povero, noi il recluso, noi l’ammalato. L’assenza di contatto, ci faccia comprendere il dolore di chi è solo e non può mai gioire di un abbraccio o di una carezza, perché quando potremo tornare a scambiarci i nostri consueti gesti di affetto, non ci manchi di guardare e toccare proprio coloro che di questi gesti hanno una fame insaziabile.

Sarà una Pasqua nella quale potremo guardare e fissare i nostri occhi sul Cristo crocifisso e risorto, anche solo mettendo al centro delle nostre case una sua immagine o un’icona. Il crocifisso è diventato un simbolo così scontato da essere associato più ai gioielli e alle opere d’arte che non al suo significato più profondo. Se non potremo baciare le splendide croci delle nostre Chiese, se non potremo odorare il profumo dell’incenso, se non potremo ascoltare in viva voce il canto dell’Exultet, potremo però guardare il Cristo crocifisso e risorto ritornare al centro delle nostre chiese domestiche per ricordare che quella morte, quella risurrezione sono “per noi”, per la nostra salvezza, per la nostra gioia.

Sarà una Pasqua di sguardi, una Pasqua domestica, ma non una Pasqua triste o meno importante di quelle già vissute o di quelle che verranno. Sarà il tempo per guardare, ammirare e ricevere la forza della Risurrezione di Cristo, che spazzerà via le tante paure che ci stanno accompagnando e che rotolerà, ne sono certo, anche l’ingombrante masso di questa epidemia che tanta morte sta seminando nel mondo intero. Per darci coraggio in quest’ora di prova, vi invito a far nostre fin d’ora le parole della Sequenza pasquale: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma, ora, vivo trionfa. (…) Sì, ne siamo: Cristo è davvero risorto”. È la nostra fede ed è anche la nostra speranza!

Auguri, con lo sguardo amorevole di un Padre che ama profondamente i suoi figli!

+ Giuseppe Favale

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Aprile 2020 11:10  

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