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Quaresima, il vescovo scrive alla diocesi. Lunedì la Statio

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In occasione dell'inizio della Quaresima, è stato diffuso il consueto messaggio del vescovo della diocesi di Conversano-Monopoli mons. Giuseppe Favale, rivolto ai fedeli delle comunità parrocchiali e delle associazioni ecclesali. Oltre a invitare alla preghiera e alla conversione, il vescovo lancia la proposta per la Quaresima di Carità con un'attenzione particolare per le dipendenze da alcool e droga, ludopatia e social network e chiede di pregare per l'emergenza Coronavirus. Mons. Favale sarà a Putignano lunedì 2 marzo per presiedere la celebrazione della Statio quaresimale, rito proveniente dall'antica tradizione della Chiesa in cui il vescovo inaugura in ogni zona pastorale il periodo della Quaresima: alle 18,00 appuntamento per la preghiera iniziale nella chiesa di San Domenico, da cui partirà la processione verso la chiesa madre di San Pietro per proseguire la celebrazione eucaristica.

Di seguito il testo del messaggio:

Carissimi,
come Gesù fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto per i quaranta giorni della prova (cf Lc 4,1), anche noi, guidati dallo stesso Spirito, ci introduciamo nella Quaresima, tempo favorevole per una lettura sapienziale della nostra vita alla luce della Parola. È così che ci prepareremo ad accogliere nella grande notte della Risurrezione l’annuncio gioioso del Cristo morto e risorto.

Questo tempo è caratterizzato da un forte invito alla conversione, esplicitato dalle parole che accompagnano il gesto austero e penitenziale dell’imposizione delle Ceneri all’inizio della Quaresima: “Convertiti e credi al Vangelo”(cf Mc 1,15).

L’invito alla “conversione” risuonerà tante volte in questo tempo liturgico nei diversi momenti che accompagneranno il percorso penitenziale del singolo credente e della comunità. Chiediamoci: Siamo consapevoli di essere chiamati alla conversione? Ma perché dobbiamo convertirci? Qual è la finalità del cammino di conversione? Ecco cosa ci dice la Parola di Dio, in un brano che ci verrà proposto proprio nei primi giorni di Quaresima: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso” (Dt 30,15-16).

Attraverso questo invito rivolto ad Israele abbiamo la possibilità di scoprire che la conversione non è un peso che Dio ci impone – rinunce, sacrifici e norme che opprimono – ma è una proposta di vita, di vita autentica e felice. È un invito ad amare il Signore, camminando per le sue vie. La conversione è perciò la possibilità che ci viene offerta per sentirci realmente figli, per assaporare il gusto della vera libertà, nell’abbraccio di Colui che riconosciamo come Padre.

La conversione, che è scegliere il bene – ovvero scegliere Dio – ed evitare il male, è un cammino di benedizione verso la terra promessa, verso la felicità. È anche un cammino di liberazione dalle diverse schiavitù che avviliscono e deturpano la bellezza della persona umana, chiamata a somigliare a Gesù, mite ed umile di cuore (cf Mt 11,29). Convertirsi è avere un cuore mite e Gesù ha promesso l’eredità della terra a quanti vivono nella mitezza (cf Mt 5,5). Molte volte noi pensiamo alla mitezza come ad un atteggiamento di non reazione, di rassegnazione, di debolezza; invece, papa Francesco, in Gaudete et exsultate, ci ricorda che “la mitezza è un’altra espressione della povertà interiore, di chi ripone la propria fiducia solamente in Dio” (n. 74). Nella catechesi tenuta durante l’Udienza generale di mercoledì 19 febbraio, commentando proprio questa beatitudine evangelica, declina in maniera ancora più concreta chi è il mite: “vuol dire letteralmente dolce, mansueto, gentile, privo di violenza”. Come non riconoscere in questa descrizione l’uomo nuovo rivestito del Signore Gesù Cristo (cf Col 3,14; Rom 13,14), che nasce dall’esperienza della Pasqua?

La mitezza è allora il frutto dell’incontro tra la povertà umana e la potenza della Grazia che, trasformandolo in profondità, fa nuovo il cuore dell’uomo. Esercizio fondamentale di ogni discepolo del Signore è imparare a discernere tra il bene il male, a coglierne le differenze abissali, perché mentre il primo porta alla vita, l’altro porta alla morte. È necessario educarsi a saper distinguere le diverse strade che sono davanti a noi e ad intraprendere il cammino sulla via dei comandamenti del Signore, per essere felici. È un atto di fiducia verso i comandamenti di Dio, visti come strade di libertà e di felicità. Sì, diventare liberi per esser capaci di amare coi fatti e nella verità (cf 1Gv 3,18). Ed è mite chi vive la gioia della libertà interiore. Mi pare doveroso richiamare in questo contesto una delle schiavitù più diffuse nel nostro contesto sociale, la cui morsa finisce col soffocare la vita di tante persone. Mi riferisco alle dipendenze, che tanto dolore portano in quelle famiglie dove c’è chi si è lasciato catturare nelle maglie di una rete di morte da persone senza scrupoli, adoratori del dio denaro.

La nostra Diocesi, in diverse zone pastorali, si sta confrontando negli ultimi anni con questa scottante problematica, volendo farsi “compagna di strada” di quelle persone che a causa delle dipendenze hanno perso il gusto per la vita. Penso a quanti si sono lasciati irretire dall’uso dell’alcool o della droga, magari per avere un attimo di sballo dentro una vita non felice. Penso a quanti si sono rifugiati nel gioco d’azzardo, illudendosi di dare una svolta alla propria vita con un colpo di fortuna, finendo invece col perdere non solo il patrimonio, ma anche le relazioni costruite nel tempo con le persone più care. Penso anche a chi è vittima della dipendenza dai social network, a chi crede che l’occupare uno spazio virtuale sia espressione di potere, non rendendosi conto che ciò porta piuttosto alla perdita di rapporti reali con gli altri e con se stessi. Penso infine a chi ha scelto l’illegalità come strada per l’arricchimento facile, pronto a sacrificare sull’altare del possesso sfrenato, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, la propria dignità.
Come vorrei che nella prossima Quaresima si riuscisse a far giungere un annuncio di gioia e di speranza ai tanti che in mezzo a noi vivono incatenati dalle dipendenze, offrendo loro la possibilità di confrontarsi con il Vangelo, la sola sorgente che rende libero l’uomo. Chiedo soprattutto a voi, cari Presbiteri, di annunciare che la strada per la felicità è quella che ci permette di vivere la libertà nell’amore di Dio e del prossimo. Parlate della mitezza evangelica, che porta a vincere l’arroganza con la fiducia nel Signore.

In questa luce acquistano significato pieno gli impegni penitenziali che caratterizzano la Quaresima, ovvero la preghiera, il digiuno e le opere di carità. Sono esercizi che purificano e alimentano in noi il fuoco dell’amore. Possono e devono essere perciò strumenti efficaci per convertirci, per ritrovare la via del Signore nella mitezza e per gustare la libertà che Cristo ci ha conquistato con il suo sangue.
Permettetemi un’ultima parola per indicare le finalità della colletta della Quaresima di Carità. Essa è destinata al progetto diocesano “Reti di comunità e botteghe di dignità”, che vuole sostenere attraverso l’accoglienza – a Monopoli, a Noci e fra poco anche a Conversano – e l’apprendimento di competenze (attraverso le botteghe di sartoria, di falegnameria e di giustizia riparativa) chiunque cerchi di dare un nuovo e dignitoso senso alla vita, dopo diverse situazioni problematiche o di schiavitù (povertà, perdita della casa, disoccupazione, solitudine, errori…). Anche la colletta appartiene allo stile del camminare insieme, come popolo, al passo di chi è ultimo.

Alla luce di quanto sta accadendo ovunque nel mondo, vi chiedo inoltre di pregare nelle celebrazioni di questi giorni per il momento difficile che stiamo vivendo. Le notizie allarmanti che ci raggiungono per la diffusione del Coronavirus anche in Italia mentre ci impongono di seguire scrupolosamente le indicazioni igienico-sanitarie offerti dagli organi competenti, nello stesso tempo ci sollecitano ad invocare l’aiuto del Signore perché si individuino le strade opportune per arginare e debellare questo virus, che tanta preoccupazione sta destando in tutti noi.

Un ultimo pensiero lo rivolgo alla Madre del Signore. In questo anno pastorale siamo accompagnati dall’icona della Visitazione di Maria alla sua parente Elisabetta (cf Lc 1,39-56). Nel canto del Magnificat Maria intravede con stupore la scelta di Dio su di lei, e nella sua semplice, umile e mite risposta, indicandoci un percorso di vita piena, apre per noi la porta che ci conduce alla libertà e alla verità. Mettiamoci perciò alla scuola del Magnificat e affidiamoLe il nostro cammino quaresimale, perché possiamo anche noi, come lei, incontrare e cantare il Dio che con la sua Pasqua ricolma di beni noi affamati di felicità e di libertà. Nel salutare tutti con affetto, di cuore vi benedico.

Conversano, 25 febbraio 2020

+ Giuseppe Favale

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Febbraio 2020 15:55  

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